Storie

Metamorfosi

19 Febbraio 2017

Giacevo, anni fa, sugli stessi quei cuscini. Stretto a brutte membra, a me così estranee e lontane. Perché? Cosa cercavo? Braccia perdute, un calore familiare, oramai fuggito?
La ricerca di ciò che è stato, e che è per sempre perduto, è tanto vana quanto dolorosa.
Però qui il divano, le stoffe, i cuscini, sono sempre gli stessi. Aspetta, non erano bianchi? Forse no. Cosa è cambiato, allora, se tutto è così identico? Poi, ecco, per la prima volta in vita mia, avverto la flebile percezione del mutamento. Mentre fuori, la storia segue da millenni l’infinito susseguirsi di fatti sempre uguali, qualcosa, un niente, un soffio, un minuscolo puntino, una cellula insignificante ma destinata a moltiplicarsi, è finalmente mutata, giù, in fondo al mio corpo.

Le lucciole

22 Novembre 2016

Le lucciole sono
le lacrime del grano
delle sere di agosto.

Ti tengo strette
le mani
così rimani
fino a domani.

Che se te ne vai
dell’aura mia
rimarrà solo
una piccola
intermittente
patetica luce gialla
che brilla fra le spighe.

21 Febbraio 2015

fuori il cielo
risplende orribile
Col canto dei voli
appare strano pensare
che la notte
ha cessato da poco
il suo orrore divino

I fantasmi della città morta
falsa e viva in estate
non mi danno fastidio
io sono uno di loro
La luna nera e spettrale
rischiara i morti
che risalgono dal mare

mentre fuggo da un tocco
a cui non sono abituato
e che non mi appartiene
Pur bramandoti
sei di altri ora
e lo sei sempre stata
L’unica decisione
che ho intrapreso questa sera
è stata quella di andarmene

Un riff

24 Novembre 2015

La stanza, immersa in una suggestiva luce di colore bluastro, tendeva all’oscurità. Sdraiato vestito, con ancora la chitarra a tracolla, andavo ascoltando il riff ripetitivo che risuonava nell’aria. Era suonato male. Quando finiva, l’unico suono che potevo percepire era il rumore bianco dell’amplificatore acceso, con la sua spia rossa a costituire l’unico punto luminoso nella stanza. Quasi abbracciavo la chitarra, che col suo peso mi schiacciava leggermente. Quasi fosse stata una persona.

Lei oramai sapeva la verità.  Ed era come se anch’io la fossi venuto a conoscere  in quel preciso momento. Invece, il bugiardo ero sempre stato io. Il peso delle conseguenze è venuto fuori solo alla fine, dopo continue illusioni, dopo continue menzogne. Non serve più che mi giustifichi con nessuno, tanto meno con me stesso. La verità è lì, davanti a me, fredda e cruda. Il riff è sempre quello, e riecheggia inesorabile nella stanza.

Non troppo lentamente, vado rialzandomi. Prendo la chitarra e la infilo nella custodia. Domani mi servirà per suonare canzoni che non conosco. Per quanto quello che facciamo possa risuonare doloroso e malvagio, infatti, la vita continua lo stesso. E l’unica cosa che si sente, è questo riff ripetitivo, instancabile, che ti risuona in testa. Sempre quello, identico. Rimane lì, finché col tempo non va a far parte di tutti gli altri rumori di fondo della nostra vita, a cui oramai siamo abituati già da tempo.

Un rumore bianco, fatto di riff suonati male.