Metamorfosi

19 Febbraio 2017

Giacevo, anni fa, sugli stessi quei cuscini. Stretto a brutte membra, a me così estranee e lontane. Perché? Cosa cercavo? Braccia perdute, un calore familiare, oramai fuggito?
La ricerca di ciò che è stato, e che è per sempre perduto, è tanto vana quanto dolorosa.
Però qui il divano, le stoffe, i cuscini, sono sempre gli stessi. Aspetta, non erano bianchi? Forse no. Cosa è cambiato, allora, se tutto è così identico? Poi, ecco, per la prima volta in vita mia, avverto la flebile percezione del mutamento. Mentre fuori, la storia segue da millenni l’infinito susseguirsi di fatti sempre uguali, qualcosa, un niente, un soffio, un minuscolo puntino, una cellula insignificante ma destinata a moltiplicarsi, è finalmente mutata, giù, in fondo al mio corpo.

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