Una notte

14 Luglio 2017

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Pareva che l’ombra della notte, che misteriosa si aggirava per le campagne, lo avesse, dal sonno, chiamato a sé , appositamente, e che avesse aspettato quel preciso attimo per farlo. Erano le tre. La vita aveva scelto quel preciso momento per rivelarsi, e lui non poteva dormire.

Lui aprì gli occhi e guardò la finestra, che con il legno dei suoi infissi incorniciava il dipinto nero della notte. Si vedeva, dalla sua posizione, la luna, e sopra di essa, una singola stella. Era caldo.

E mentre il torpore del sonno svaniva lasciando che i dolori, da anestetizzati che erano, ritornassero a farsi vivi sulla pelle e nella mente, un silenzio malinconico e trepidante aleggiava.

Un messaggio. Da lei. Ne aveva già percepito il suono della notifica nel dormiveglia (?).
Il messaggio conteneva una nota audio. Era una canzone. Diverse note aleggiarono nella stanza, mentre fuori la stella vibrava con la luna e la notte. Erano note quasi inquietanti, ma poi presero un certo ritmo e nella mente lui presero la forma di un ricordo. Ora la vita poteva rivelarsi.

Lui rispose con un’altra canzone, ma inviandole solo le parole. Sperava che, in lei , prendessero forma di musica e di ricordo. Le parole che inviò lui parlavano di come non ci fosse più calma, di un Settembre che li avrebbe portati via con sé, di pretese comuni, del ritorno dell’alba vibrante, e di del fatto di come lei fosse, irriducibilmente, in lui.

Dal sonno si passò poi all’attesa, al riposo, al pensiero. La vita si era rivelata e aveva portato con sé un tristezza dolcissima, simile alla nostalgia, ma carica di significato.

Ma dopo la grande notte della rivelazione, ad est, ecco che in breve tempo la luna e la stella sarebbero svanite e si sarebbe riaffacciato il sole vibrante dell’alba.

E quasi non sarebbe sembrato vero.

Una specie di fiore

02 Luglio 2017

Un torricino, una scalinata. L’ombra della notte che lentamente scendeva.Immagine.png

Lei aveva addosso un vestito che a lei piaceva da matti e che a me pareva buffo.

L’anfiteatro romano. Esistono riminesi che nemmeno sanno di avercelo, un anfiteatro  nella loro città. A cielo aperto, alla portata di tutti.  Mi sono sempre piaciute le cose che raccontano storie, e le pietre di quel monumento ne avrebbero avute di gloriose da raccontare. Di bellissime. Anche questa foto ne ha una, di storia.

L’avrò fatta stare in posa per un quarto d’ora, facendole cambiare posizione di continuo. Aveva una dose limitata di pazienza e stava cominciando ad esaurirla.
Ma io volevo che fosse perfetta.
Doveva guardare un punto indefinito e accarezzare un mattone. Doveva interrogarlo e pretendere una risposta.
Doveva delineare, con la meravigliosa linea delle sue gambe, un passo lento e armonioso quanto deciso.
Il suo sguardo doveva rappresentare la leggerezza della sera che da lì a poco ci avrebbe avvolti e resi eterni. Tutto, doveva essere magico.
Doveva simboleggiare la bellezza anche in un luogo dimenticato e oramai solitario come quello. L’avanzare lento del suo passo e del suo sguardo curioso doveva risvegliare tutta la bellezza addormentata di quel luogo.

Tutto doveva essere perfetto. Per questo non ero mai contento di come si metteva. E lei si spazientiva.

Ma fra le macerie e le glorie dimenticate, lei doveva apparire come una specie di fiore.

 

Ultima sigaretta

24 Giugno 2017

Sembrava qualcosa alla Zeno Cosini, ma aveva un significato tutto suo.
Il giorno in cui se ne andò, lei stava aspettando il taxi fumando una sigaretta.
«Me la butti tu, per favore?» aveva detto lei mentre si avvicinava l’automobile bianca. Chissà perché lui si aspettava fosse gialla. In Italia i taxi sono bianchi.
Lui la aveva abbracciata tenendo la sua sigaretta accesa in mano. Chissà perché gliela aveva data. Poteva benissimo buttarla lei. Lo sapeva benissimo che lui non era un fumatore abituale.

Lei gli aveva riempito una guancia di baci, poi era salita sul taxi, che da lì a poco era partito. Lui era rimasto a fissare quella sigaretta fumante che ora teneva in mano. La guardava come se fosse l’ultima cosa che gli sarebbe rimasta di lei, e che per giunta gli si stava consumando lentamente in mano. Decise di finirla lui.

Quella sigaretta sapeva di bello e di vuoto. Era una sensazione bellissima, per quanto amara. Gestibile. Lui desiderava solo questo, in fondo: che le sue emozioni, che le sue dipendenze, fossero gestibili. Voleva che quella fosse l’ultima sigaretta, non tanto per porre fine ad un vizio, ma per far sì quella in particolare che fosse importante.

In realtà, dopo l’ultima sigaretta, ce ne furono altre. Tante a dire il vero. Ma dopo quell’ultima, fumare era per lui diventato un tentativo, inutile, di riportare alla mente quella sensazione unica di malinconia, di amara serenità che le aveva regalato quella sigaretta fumata per metà da lei.

Fu come con le donne. Dopo di lei, ce ne furono altre. Tante a dire il vero. Ma dopo di lei, tutte le donne che aveva avuto erano diventate solamente dei tentativi, inutili, di riportare alla mente  cosa significava lo scorrere del tempo quando era scandito dalla presenza di lei. Inutili ripieghi, inutili tentavi di rivivere delle emozioni simili a quelle che provava stando con lei. Perché con lei, e con lei solamente, si poteva, semplicemente, star bene.

L’unico limite

19 Maggio 2017

Betterson sapeva come non si può togliere ad un uomo nato vicino al mare, l’eterno richiamo che esso suscita su di lui. Anche se non è mai salito in barca, anche se trova dannatamente fastidiose la salsedine, la sabbia e il sale, non potrà mai fare a meno di queste cose. Non si può pretendere nemmeno che quest’uomo viva bene in una città che non ha sbocchi su di esso, perlomeno prossimi. Non saprebbe orientarsi, poiché il mare è per lui punto di riferimento. L’unico limite che apre all’infinito. Se togliete ad un uomo di mare questo limite, egli si perderà.

Il fogliettino

04 Marzo 2017

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Oggi, mentre andavo a prendere il bus, ho trovato questo fogliettino lungo la mia via. L’ho raccolto e dentro ho trovato questa piccola poesia. E’ stata una piacevole sorpresa. Non ho idea di chi l’abbia scritta. Ho provato a ricercare le frasi su Google, ma non sembrano corrispondere ad una poesia in particolare. Posso solo dedurre che l’autore sia una ragazza, visto la calligrafia e le parole. Frasi scritte di getto? E perché lasciarle così, intatte, in mezzo alla via? Ho deciso di riscriverla con uno stile molto più vicino al mio, sperando che all’autrice non dispiaccia. Ho lasciato appositamente un errore. Non si sa mai con la poesia, magari è volontario. Magari significa qualcosa.

Metamorfosi

19 Febbraio 2017

Giacevo, anni fa, sugli stessi quei cuscini. Stretto a brutte membra, a me così estranee e lontane. Perché? Cosa cercavo? Braccia perdute, un calore familiare, oramai fuggito?
La ricerca di ciò che è stato, e che è per sempre perduto, è tanto vana quanto dolorosa.
Però qui il divano, le stoffe, i cuscini, sono sempre gli stessi. Aspetta, non erano bianchi? Forse no. Cosa è cambiato, allora, se tutto è così identico? Poi, ecco, per la prima volta in vita mia, avverto la flebile percezione del mutamento. Mentre fuori, la storia segue da millenni l’infinito susseguirsi di fatti sempre uguali, qualcosa, un niente, un soffio, un minuscolo puntino, una cellula insignificante ma destinata a moltiplicarsi, è finalmente mutata, giù, in fondo al mio corpo.

06 Dicembre 2016

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Il mio cuore
è uno scoglio nero
fin dove l’acqua lo sferza
rischiarato dal sole
solamente in superficie
C’è un faro giallo
in cima a questa roccia
ed io ti ci conduco.

 

Le lucciole

22 Novembre 2016

Le lucciole sono
le lacrime del grano
delle sere di agosto.

Ti tengo strette
le mani
così rimani
fino a domani.

Che se te ne vai
dell’aura mia
rimarrà solo
una piccola
intermittente
patetica luce gialla
che brilla fra le spighe.

21 Febbraio 2015

fuori il cielo
risplende orribile
Col canto dei voli
appare strano pensare
che la notte
ha cessato da poco
il suo orrore divino

I fantasmi della città morta
falsa e viva in estate
non mi danno fastidio
io sono uno di loro
La luna nera e spettrale
rischiara i morti
che risalgono dal mare

mentre fuggo da un tocco
a cui non sono abituato
e che non mi appartiene
Pur bramandoti
sei di altri ora
e lo sei sempre stata
L’unica decisione
che ho intrapreso questa sera
è stata quella di andarmene